Mi  occupo di sviluppo locale da circa 25 anni in vari ruoli: responsabile di Piano, responsabile di progetto, direttore di GAL, responsabile di azioni di animazione locale. Nel 2008, dopo 15 anni di lavoro vivo un momento di crisi osservando, sia nella mia esperienza che in quella di altri colleghi attivi nello sviluppo locale, delle criticità ricorrenti e apparentemente senza soluzione. In particolare la difficoltà a dare continuità ai percorsi avviati e a sostenere nel tempo le iniziative imprenditoriali, oltre che il commitment di chi collaborava come esperto nelle attività progettuali.

L’incontro con la metodologia per la leadership orizzontale e le organizzazioni integrate, avvenuto proprio in quel periodo, ha rappresentato la possibilità di ripensare il mio interesse allo sviluppo locale. Ho partecipato alle attività di ricerca azione del CNR e IMO trovando molto efficaci le sperimentazioni avviate. Ho quindi deciso di coltivare nel tempo la metodologia proposta condividendola con i miei collaboratori.

Ci siamo resi conto che cercavamo risposte ma trascuravamo le domande di sviluppo degli attori locali. Cambiare prospettiva e vederci come centro di connessione di tali domande ci ha permesso di creare ampi processi di rete partecipati e sostenibili, che continuiamo ad alimentare con nuove progettualità che si ampliano e sostengono nel tempo.

In particolare la visione del territorio integrato è stata molto utile per ragionare in modo ampio e innescare progetti che ora stanno in piedi da soli. La modalità della progettazione dinamica del cambiamento mi ha fatto capire che le difficoltà che trovavo nella realizzazione dei progetti aveva un suo perché: non si può realizzare quanto scritto a tavolino, ma bisogna sposare un approccio generativo interagendo con la comunità locale e coinvolgendo pienamente le persone e le loro aree di sviluppo personale. Lavorare così ha portato ad evidenza anche su quali aspetti relazionali focalizzare l’attenzione e quali competenze sono necessarie per promuovere forme di sviluppo locale che abbiano continuità nel tempo.

È necessario tenere presente che lo sviluppo dei processi nei territori non avviene in contesti organizzativi di governo, ma di governance. Ciò aiuta a superare le logiche della burocrazia e di enti, spesso inutili, cercando invece di generare una comunità di sviluppatori/leader orizzontali, responsabili dei questi processi di governance.  Lavorare su questi temi ampliando l’uso della metodologia LOOI nei contesti di sviluppo locale, trovandone anche nuove declinazioni, è il senso del mio appartenere ad IMO.

Giuseppe Vetrano